giovedì 18 marzo 2010

1957: Sputnik 2 (USSR)

Come Laika, lanciata nello spazio a velocità supersonica.
A volte la vita mi sembra così.
Vai Laika sei tutti noi.
Secondo me non è morta.
E' ancora lì in giro a domandarsi
dove sia la sua ciotola d'acqua e i suoi croccantini,

lunedì 1 marzo 2010

Invictus (Soundtrack) - 18 9,000 Days (Acoustic) by Emile Welman

Prisoner four six double six four


Sono mille pensieri che vorrei scrivere dopo aver visto Invictus.
Primo: le persone che non ci sono più.
E con le quali avrei voluto vedere questo film: Luca, mio padre...
Mio padre: il più grande Invictus che abbia conosciuto.
Ne sarebbe stato entusiasta.

E poi dire di Nelson Mandela.
Del rugby.
Delle figlie che vogliono fare rugby (escluso!).

All'inizio ho pensato che avrei voluto parlare di tutte queste cose
ma correndo questa mattina mi si è chiarito tutto.
Tac tac tac passo dopo passo.
Pesantemente.
Con tutta la fatica del mondo che si fa a portare
una gamba dopo l'altra.
Ipod "a tutto volume".
Ho capito che ho un desiderio.
Ho un sogno.
Che Invictus lo veda una bella persona di 9 anni che
conosco e a cui voglio un gran bene.
Che trovi la forza di mettersi il passato dietro le spalle.
I suoi trentanni di galera.
Il suo 46664.
E che da quel dolore, come Mandela, trovi la voglia di perdonare.
Di riconciliarsi.
Di andare avanti.
Cara e. ti voglio bene.
Questa poesia è per te.

Invictus
OUT of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
WILlIAM E. HENLEY

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima

*46664 era il numero di Mandela
durante la sua prigionia a "Robben Island"
in Sud Africa durata ben 27 anni.

lunedì 8 febbraio 2010

Torni a fare l'essere umano


Leggo su Il Venerdì di Repubblica una bella intervista
a Moni Ovadia.

Lo Shabbat è il più grande regalo che il ebrei abbiano fatto al mondo...
Festeggiare il sabato significa
significa uscire dall'alienazione.
Non produci, non consumi.
Non induci a produrre.
Non induci a consumare.
Torni a fare semplicemente l'essere umano.
Siedi a tavola, preghi, canti,
ascolti le domande dei tuoi figli.

Un altro vegetariano che mi piace un sacco.

venerdì 5 febbraio 2010

Plancton


Ci sono giorni più faticosi di altri.
Tutti fanno la loro parte, intendiamoci.
I figli, il marito, le nonne.
Tenerezza estrema davanti al portone della scuola.
La grande "balena" l'ho sempre chiamata.
Plouf: entrano alle 8.20.
Come il plancton.
La grande balena restituisce i bambini alle 16.30.
Come occupino tutte quelle ore è in parte un grande mistero.
Hanno due zaini da sherpa
Maestre: ma che testa avete??!
Una ha la maschera per la scherma.
Il fioretto nella custodia.
La borsa con le scarpe.
L'altra lo zaino con il karategi.
Gli altri bambini spingono.
Brrruummmm entrate.
Sì ognuno fa proprio la sua parte.
Sabato gara di scherma.
Domenica di Karate.
Un consiglio a tutte e due: state basse con le gambe.
Ma come dice stefano: occhio di tigre.

lunedì 25 gennaio 2010

martedì 19 gennaio 2010

Capitale relazionale

Ho un amico carissimo che odia il marketing.
I call center.
Le carte fedeltà.
Le pubblicità.
Tutto.
Ma soprattutto i call center.
Come il Santo.
Anzi adesso che ci penso tutti i miei amici sono così.

Tutto ciò invece occupa il 90% della mia giornata vigile.
Dalle 9 alle 19. Più o meno.
Oggi però ho letto un atto di un congresso che mi ha fatto
sollevare il sopracciglio.
Ovvero il massimo dell'indignazione che posso
permettermi in azienda

"La perdita di anonimato da parte dei clienti supporta l'impresa nella costruzione del capitale relazionale, ritenuto la più importante fonte di vantaggio competitivo".

Che abbia ragione il mio amico Massimo?
Che abbia ragione il Santo?
Che brandirebbero ben altro Capitale!
E lo spaccherebbero in testa a chi so io.